-Quelli poi che non sanno se non cantare la sua parte, ne troppo s'intendono di teorica, ne di compositione, cantori, & non Musici si chiameranno: i quali cantori Guido li connumera con le bestie, cioè, con gli ignoranti di quest'arte, dicendo.

Quid facit quod non sapit, diffinitur ut bestia.-

 

Le parole estrapolate dal trattato -Organo de Cantori- di Giovanni Battista Rossi, dato alle stampe a Venezia nel 1618, hanno risuonato in me, sin dall’esordio dei miei studi di musica antica, con il rigore d’un monito, un avvertimento, un invito poco cordiale che m'indicava una via, ovvero, quella di approfondire ciascuna delle discipline che innervano quel repertorio che provo a trattare, senza trascurarne alcuna.

 

È effettivamente difficile: la teoria che governava la musica del '500 e del '600 è molto diversa rispetto al sistema che siamo abituati a trattare abitualmente nei conservatori. La pratica della solmisazione, la conoscenza dei toni e dei modi, del concetto di tempo modo e prolazione, delle proporzioni, la conoscenza e la pratica del contrappunto, del basso continuo etc... 

Queste sono tutte le discipline, alle quali si aggiunge la pratica della composizione, che un Musico doveva necessariamente coltivare con pazienza e attenzione.

 

Consapevole della vastità di questo nobile lascito, dedico le mie giornate allo studio e all'esercizio costante di queste prassi che cerco di applicare anche quando lavoro con l'ensemble di musica antica "Florilegii Musici". Non si tratta solo di ricerca teorica, ma di un allenamento quotidiano volto a riappropriarsi di una grammatica dimenticata, cercando di onorare, con dedizione e rispetto, la profondità del linguaggio antico.

 

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